Non dire che non ricordi! Puoi dire che hai perso il ricordo!

Ogni volta che affermi di non ricordare, ti comporti come un bambino di 2 anni!

A parte le facili battute, ciò a cui si fa raramente caso è il fatto che non abbiamo ricordi della nostra infanzia!
Parlo di quando avevamo 2, 3 anni e per qualcuno anche più avanti.

memorie dei bambini
l’immagine è di sortra.com

Sigmund Freud la definiva Amnesia Infantile!
Una condizione comune per la quale non ricordiamo i nostri primi 3 anni di vita.

La dottoressa Qi Wang della Cornell University (dovrò andarci prima o poi, tutto ciò che studio viene da li!) ha studiato 256 studenti, scoprendo che il ricordare i primi anni di vita, cambia da persona a persona e in base alla cultura.

Effettuò i suoi studi con due culture diverse, una parte erano studenti cinesi ed una parte americani.
Questi ultimi, gli americani, avevano mediamente dei ricordi più lunghi, riuscivano a ricordare intere scene dettagliate, ma sempre focalizzate su se stessi.
I cinesi invece avevano dei ricordi più brevi, molto precisi ma sopratutto iniziavano in età maggiore di 6 mesi rispetto agli americani …. che per bambini di 3 anni, sono un bel po!

Durante altre ricerche, hanno scoperto che le popolazioni Maori della Nuova Zelanda hanno ricordi che partono anche prima, dai 2 anni e mezzo. La cultura Maori ritiene che il passato siamo molto importante e deve essere ricordato e forse per questo che i loro ricordi partono molto prima.

OK, ma perchè? Cosa ricordiamo?

Di tutto ciò che si ricorda nell’infanzia, la fanno da padrone le emozioni, infatti è più facile ricordare un “ho visto le tigri allo zoo, mi sono divertito anche se mi facevano paura perché erano molto più grandi di me”, piuttosto che che un “Allo zoo c’erano le tigri!”.

Insomma le emozioni aiutano molto e per questo che durante i miei corsi faccio in modo che vengano applicate … ma non solo, continua a leggere!

Ma qual’è il motivo per cui non si riescono a ricordare le informazioni prima dei tre anni?

Negli anni ’80 vennero effettuati degli studi in proposito, partendo dal paradosso che i bambini nei primi anni di età sono vere e proprie spugne.
I bambini nei loro primi anni di età apprendono in modo impressionante!
Si calcola che il loro cervello sviluppi 700 nuove connessioni neuronali al secondo

“700 nuove connessioni neuroni al secondo”

La teoria più accreditata è che la capacità di archiviare i ricordi, quindi di prendere un’informazione e decidere che si tratta di una cosa da ricordare, è dettata dall’ippocampo. Una parte del cervello situata nel lobo temporale (più o meno nel centro del cervello).
Quando sfruttiamo le tecniche di studio, creiamo dei motivi per ricordare le informazioni, ma nei bambini, l’ippocampo si sviluppa nel tempo, quindi pur imparando, non hanno ricordo di “quando” hanno imparato.
Sappiamo come si cammina, ma non ricordiamo quando abbiamo imparato a camminare!
Sappiamo come evitare di sporcarci mentre mangiamo ma non ricordiamo quando imparammo a farlo.

Se chiedessimo ad un bambino di 4, 5 anni di alcuni suoi ricordi, forse otterremmo delle risposte valide,  di solito ricordano qualcosa, forse una specie di memoria a medio termine. Ma se gli chiedessimo le stesse cose a distanza di anni, non ricorderebbe più nulla!
In realtà i ricordi non sono stati dimenticati, non dimentichiamo nulla, il nostro cervello è una macchina perfetta ed i ricordi continuano ad esserci, sono che si nascondono!

Durante un’operazione al cervello, il chirurgo toccò inavvertitamente un punto particolare e la paziente iniziò a parlare come quando aveva pochi anni, con lo stesso timbro di voce. Raccontando il giorno del suo compleanno, come erano vestiti gli invitati e lei!

Negli anni ’50, ad Henry Gustav Molaison, venne asportato una parte di ippocampo, per curare la sua epilessia. In seguito all’operazione, perse la capacità di memorizzare nuove cose, se non quelle a breve termine, ma non perse la capacità di memorizzare nuove abilità.

In pratica, imparava come i bambini, facendo, applicandosi ed imitando!

Come imparano i bambini? ]

Il fatto che i nostri ricordi infantili siano nascosti, produce un altro effetto.

Molto spesso diventiamo suggestionabili.
Una psicologa dell’Università della California, Elizabeth Loftus, iniziò a studiare questo tipo di formazione dei ricordi, dopo che un parente gli disse che fu lei, da piccola a trovare il corpo della madre annegata (un ricordo altamente emotivo ma se fa parte di quelli dei 2 anni, entra in quelli da dimenticare!). In realtà la Lotus non aveva questo ricordo ma venne convinta dal racconto della persona che lo raccontò,, tanto che finì per essere sicura di ricordare il momento del ritrovamento del cadavere.
Poteva dare i dettagli, dire cosa aveva visto ma erano tutte costruzioni della sua immaginazione, coadiuvate dai racconti che ne avevano fatto le persone a lei vicine.
In pratica, l’esperienza data dagli altri era divenuto un suo ricordo!
Poco tempo dopo la parente gli disse che si era sbagliata e che lei non era presente.
Il cervello aveva fatto il resto!
Le emozioni avevano ricreato un ricordo, rendendolo reale!
La psicologa colpita dall’evento continuò a studiare l’accaduto e testando dei finti ricordi nelle menti di chi accettava di partecipare ai suoi test. Aiutandosi con i parenti dei partecipanti raccontava della loro infanzia, aggiungendo particolari di cui non avrebbero dovuto avere memoria.
La scoperta fu che un terzo dei partecipanti allo studio, nonostante i racconti e le dichiarazioni venissero da una persona esterna alla loro famiglia, dichiarò di ricordare le cose come se fossero loro accade realmente.

Secondo uno studio simile a cui partecipò anche la Loftus, sembrava addirittura che le persone tendessero a fidarsi più dei ricordi indotti, rispetto a quelli autentici!

Un ricordo ricreato, pieno di particolari, condito con immagini vivide ed emozioni equivale ad un ricordo reale!

In pratica, ciò che dico sempre durante i miei corsi

una cosa vividamente immaginata equivale ad una cosa realmente vissuta.

Quindi, nello stesso identico modo, possiamo sfruttare i meccanismi mnemonici, fornendo all’ippocampo i motivi per cui ricordare una determinata lezione, materia, utilizzando le tecniche coscientemente. Non serve lavorarci tanto, è sufficiente essere consapevoli che una data informazione è facilmente acquisibile e lavorare con delle tecniche per farlo!

Alla prossima
Alessandro Nacinelli
L’Articolo originale da cui ho preso spunto: http://www.ilpost.it/2016/07/31/memoria-infanzia/

 

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