Gli studenti: giganti dai piedi di cristallo!

Hai presente quelle persone che tentano di dimostrarsi grandi, importanti, influenti, vestendo abiti griffati o sfoggiando auto di lusso?
E nel frattempo, usando con un lessico forbito, si dichiarano esperti in una qualche disciplina che in realtà hanno appreso solo negli ultimi 3-4 mesi … insomma a Milano sarebbero dei “ganassa”, o “sboroni” a Roma.

Ecco, sicuramente conosci una persona del genere.

A volte è anche divertente e simpatico, spesso è conscio di comportarsi da sborone, ma è il suo modo di fare e in fondo, fa male solo a se stesso, sopratutto a fine mese se molti dei mezzi utilizzati non erano alla sua portata!

Che fregatura!

Tra le sue quattro mura combatte per riuscire a continuare nella sua farsa, ma quando arriva la bufera, i suoi piedi di cristallo si rompono e cade in modo indecoroso.

Il mese dopo lo incontri di nuovo che lavora come un matto nella speranza di alimentare ancora il suo sogno, che nella realtà diventa sempre più lontano!

Troppe falsità, troppo tempo passato a mostrarsi, invece di costruire, ed ora, senza piedi, diventa tutto più difficile!

Gli sboroni, i ganassa, dovrebbero essere sempre presi ad esempio dagli studenti, perché oltre il 90% di loro si comportano nello stesso identico modo e molti di loro cadono prima ancora di arrivare alla laurea.

Ok, non possiamo dare la colpa solo agli studenti, perché ad oggi, nella scuola c’è un solo tipo di base, quella di cristallo.

Una base estremamente fragile.

Il numero di laureati è bassissimo in tutto il mondo, ma nel nostro paese è vergognoso!

I diplomando studiano per avere un pezzo di carta e se gli basta, perché continuare?

Come tutti gli anni, schiere di giovani studenti smetterà di studiare sperando di ottenere qualcosa senza avere basi, muovendosi nel mondo con piedi di cristallo e cosa accadrà al primo intoppo è facile da prevedere!

Ma chi crea questi piedi di cristallo e quando si perde la capacità di costruire delle basi solide?

Gli studenti alle elementari iniziano la costruzione delle loro basi nel mondo dell’istruzione.

Imparano cose semplici, almeno nei primi due anni, ma con gli ultimi testi di studio sembra che debbano subito imparare a diventare presidi della loro scuola!

Praticamente i testi di studio delle mie elementari, di quasi 50 anni fa, erano vere basi, oggi, dopo un mese, iniziano già ad approfondire i concetti e trovi informazioni che prima avresti studiato alle medie.

Poco male, i tempi cambiano, i bambini sono più svegli e precoci, quindi se studiano qualcosa di più non succede nulla … a patto che le basi siano solide e non un semplice studio per passare l’interrogazione, altrimenti diventa il primo accenno di cristallo!

Alle elementari vediamo i primi premi e complimenti per i 10 ricevuti.

Bambini e bambine felici per aver dimostrato a se stessi ed a tutti gli altri di aver ottenuto il massimo.
I migliori della classe!
Ottimo lavoro!

Alle medie i ragazzi continuano a studiare come facevano alle elementari.

Compiti a casa e poi il giorno dopo si viene interrogati, se si ricorda tutto per bene, si rimedia il bel voto, altrimenti un dispiacere, i rimproveri a casa o sempre più spesso un mesto e sconsolato “va beh, quella materia non fa per te come non faceva per me!”. 
Praticamente una scusa da poter continuare ad utilizzare per molto tempo ancora, tipo:
-la matematica era antipatica alla madre e sicuramente lo è anche per il figlio!-

Anche in questo caso, tutto ciò che viene studiato ha lo scopo di far superare l’anno, non deve “piacere” per forza.

Quindi si sfrutta prevalentemente la memoria a breve/medio termine, sperando che non gli venga chiesto quello che aveva studiato 3 mesi fa!

La settimana prima degli esami è un vero tour de force per recuperare tutto ciò che è stato studiato durante l’anno.

Il premio per la memoria migliore è un ottimo voto ed un futuro rigoglioso.

Tutti quei ragazzi con media alta, arriveranno stressati quanto gli altri con la media bassa.

Hanno un po’ più di sicurezza, ma tremare un po’ non ha mai fatto male a nessuno, ed è meglio non farsi vedere troppo sicuri!

Ogni tanto capita che lo studente dalla media alta cada in qualche trappola, ma siamo alle medie e fortunatamente viene salvato dal professore che lo conosce.
Insomma fargli rompere subito quel bel piedino che ha aiutato a costruire sarebbe sbagliato.

Arrivano al liceo e per la prima volta nel loro percorso scolastico ha potuto scegliere.

Ha dovuto scegliere!
È lui a scegliere il liceo che vuole frequentare, quindi viene dato per scontato che tutte le materie siano interessanti.

L’abitudine è ancora attiva e solida.
Riesce a ricordare facilmente ciò che studia il giorno prima.

Fortunatamente le materie sono diverse ogni giorno, quindi basta studiare il giorno prima ciò che serve al giorno dopo e se non si viene interrogati è anche meglio!

Prima o poi accadrà, ma basta studiare qualche ora al giorno, più quello che viene spiegato in classe e si è hanno buone possibilità di salvarsi.

Gli studenti abituati ad ottimi voti sono sempre di meno.

La memoria a breve termine viene influenzata dai tanti interessi che subdolamente nascono per questi giovani virgulti.
Interessi spesso odiati dagli adulti perché li portano fuori strada … praticamente come la musica pop di dirty dancing!

I tempi cambiano.
Negli ultimi 20 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante ma molti insegnanti sanno usare a malapena un computer come fosse una macchina da scrivere, figuriamoci usare internet o sapere come funzionano i videogiochi moderni, per i quali, prima di iniziare devi usare un tutorial, anche se sei al settimo capitolo della serie!
Però l’importante è che vadano bene all’interrogazione ed alle verifiche, se non studiano è colpa loro!

Ogni anno si fa la conta dei piedi rotti ed ognuno addossa la colpa ad altri.


“Voglio lasciare la scuola.
Il target non mi piace più.
Questa scuola  non ha alcuna ragione di esistere, non serve a nulla.
Un tempo su 20 ragazzi ne avevo 5 eccellenti, oggi uno su 100.
Quello che racconto (elettrotecnica, elettronica e telecomunicazioni) non interessa alla maggioranza dei ragazzi.
Mi ascoltano solo perché mi rispettano per la mia  autorevolezza e credibilità. …”
(articolo pubblicato da un insegnante su di un blog di categoria)

Ora sì che si iniziano a vedere le crepe sui piedi di questi futuri giganti!

Alcuni, abituati a prendere bei voti, iniziano a disperarsi.

Altri non riuscendo a studiare si scoprono ad avere disturbi vari.

Gli insegnanti, seppur dispiaciuti, iniziano a trattarli con più calma… hanno dei disturbi! Ecco perché non capiscono!

Genitori dispiaciuti ma almeno non è colpa dei ragazzi, hanno un disturbo!
I disturbi vengono curati insegnando in modo un po’ più basico.
Usando esempi, costruendo meglio le basi da cui partire ed a volte evitando di approfondire troppo.

Dal liceo vediamo già i primi piedi rotti, i primi giganti caduti!

Alcuni iniziando dalle insofferenze verso i professori che li trattano come: incapaci di capire la loro materia, decidono di prendersi un anno di pausa, prima di completare il liceo.

Questo anno diventeranno 2, poi 3 poi … smetterà di contarli e costruirà i suoi piedi in altro modo, ma i resti del cristallo saranno sempre li a ricordare di non essere riusciti, che la colpa era di questo, di quello e di quell’altro!
Ma inconsciamente sanno bene che sono loro che hanno lasciato, hanno abbandonato e la macchia nera è la loro!

Altri arrivano all’ultimo anno di liceo e finalmente all’esame finale.

Anche in questo caso, per qualcuno sarà il primo tentativo andato male, mentre per altri, senza lode e senza inganni sarà il definitivo passaggio all’età adulta.

Molti di questi potranno fare la prima vera scelta: andare avanti o fermarsi.

Solo 2 su 10 andranno avanti, gli altri preferiranno tenersi i piedi costruiti fino a quel momento.

La scuola non gli avrà dato molto come professionalità, quindi è arrivato il momento di crearla. A volte in modo semplice altre con le dovute difficoltà della crisi e della mancanza di competenze!

Altri, abituati a ricordare facilmente, sono riusciti a costruirsi un minimo di bagaglio formativo.
In qualche caso l’abitudine a continuare a prendere buoni voti e … dimostrarlo anche all’università sarà una sfida fantastica …. Forse!

Arrivano all’università.
Arrivano in un mondo totalmente diverso.

Sembra un altro paese, un altro modo di gestire lo studio.

Dove siamo?
Aiuto, da dove inizio?
A chi chiedo?

Ok, piano di studi preparato, cominciamo.

Primo esame da preparare, apri il libri e cominci a leggere, studiare.

È un po più complesso ma si può fare.

Studi il primo giorno, poi il secondo poi il decimo e ti chiedi: “cosa diceva all’inizio?”
E già qui senti scricchiolare le giunture dei piedi, i cristalli rischiano la crepa.

Praticamente, studiando come hai sempre fatto fino ad oggi, ti accorgi che non è più come l’anno precedente, quando dovevi studiare un singolo argomento, un singolo particolare e poi farti interrogare.

Ora gli argomenti sono tanti, tutti nuovi, dalle basi agli approfondimenti e devi saperli perfettamente.
La memoria a breve termine non riesce ad arrivare ad un mese ed inizia la disperazione!

Il primo anno il numero di abbandoni è impressionante.

Oltre il 30% di giganti rompe i suoi piedi di cristallo e molla la ricerca del sacro Graal fatto di foglie di alloro ad adornare la testa e tocco lanciato in aria!

Alcuni per fortuna continuano, un po’ per passione un po’ per caparbietà.

Abituati a voti alti non si accontentano del minimo quindi studiano e memorizzano come se ne valesse della loro vita.

Durante i periodi di preparazione dell’esame, non conoscono nessuno, non vedono nessuno.
Si drogano di caffè e cibi surgelati.

Non ci credevo ma qualcuno mi ha giurato che li leccava perché non aveva voglia e tempo di cucinarli!

Parecchi di loro hanno già ridotto le pretese.
Un 30 sarebbe un bel voto ma anche 20 va bene, basta che finisca l’università!

Al termine, di 10 studenti che iniziarono l’università, ne saranno rimasti 4 e di questi, solo uno sarà in grado di sfruttare ciò che avrà imparato in tutti questi anni universitari.

Gli altri avranno ottenuto un titolo universitario ed un bel paio di piedi di cristallo, da sfoggiare a chi chiede cosa sappiano fare!

Niente, però ho una bellissima laurea!

Prima di andare avanti e concludere con in fuochi d’artificio, facciamo il punto della situazione.

In che punto della storia ti sei ritrovato?

Alle elementari studiavi ed il giorno dopo saltellavi per essere interrogato e dimostrare di ricordare?

Magari avevi anche imparato qualcosa e stranamente ancora ricordi qualche interrogazione!

Alle medie?

I giorni prima delle verifiche?

Le riunioni tra amici ed amiche per studiare insieme? E poi accorgersi che funzionava tutto perfettamente … se interrogati il giorno dopo! … Perché se ti interrogava dopo una settimana eri pronto con un: “ma lo abbiamo studiato una settimana fa, come faccio a ricordarlo ora!

Insomma, ti ci ritrovi a ricordar le cose per il tempo necessario?

Al liceo?

Come alle medie ma con qualche difficoltà in più ed ora? Come sono i tuoi piedi? Solidi come rocce o se ti interrogano all’improvviso preferisci fingerti morto?

Al lavoro questo non funziona, lo sai vero?
Dovrai essere sempre pronto e se ora, non sei in grado di far diventare pietra i tuoi piedi, oltre a rientrare nella stragrande maggioranza di futuri adornatori di lampadari, butterai in pasto molti tuoi sogni.

Non posso addossarti tutte le colpe perché in tutta questa storia, in quale momento ti hanno insegnato a studiare?

Solo ed esclusivamente alle elementari e da allora hai solo imparato ad accelerare!Per te esiste solo un unico modo, perché è l’unico che hai sempre utilizzato!

La tua mente, mio caro gigante dai piedi di cristallo ha un solo ed unico metodo:
leggi la prima pagina, la seconda, poi la terza, la centesima e di tutto ciò che ti è rimasto darai l’esame, nella speranza che, quanto non pienamente compreso, rientri tra le domande non fatte o al massimo, minimamente ricordate.

Insomma, non è colpa tua se a livello di metodi di studio se sei un bambino delle elementari molto cresciuto, ed è per questo che al termine del tuo periodo di istruzione, il diploma potrebbe essere una liberazione!

La decisione di essere tra i 3 su 4 che lasciano l’università una sorta di malox,
Un modo per dire che: “eri più interessato al lavoro che all’università”

Ed ora, che hai rotto i tuoi piedi di cristallo, sei pronto ad entrare nel mondo del lavoro, dove inizierai ad imparare, dove se una cosa non la comprendi sei obbligato a chiedere, perché nella migliore delle ipotesi, se sbagli perdi soldi, nella peggiore ti fai male.

Imparando, con l’obbligo di imparare, accade una cosa strana, inizi ad appassionarti, chi più chi meno, inizia a diventare un esperto nel proprio lavoro e … inizia a seguire dei corsi di aggiornamento, a studiare argomenti sempre più tecnici che approfondiscono il lavoro che stai facendo ed è stranissimo, perché è molto più facile studiare ora.

Perché non l’hai fatto anche all’università?

Perché ora studi ed impari cose di cui hai costruito basi solide, prima le tue basi erano fragili.

Ora puoi essere considerato un professionista nel tuo lavoro e quando studi e ti aggiorni, senti che tutti i pezzi vanno al loro posto facilmente, come in un puzzle per bambini.
Non solo, è come se i pezzi fossero radiocomandati.

Ora stai imparando ed i tuoi piedi sono di solida roccia!

Studiare è roba da professionisti, è da adulti!

Studiare necessita di basi solide, non di approfondimenti da interrogazione del giorno dopo.
Perché non arriverai mai ad applicare ciò che non hai appreso!

Studiare come bambini non ti porta da nessuna parte, è stancante, stressante e rende le informazioni tecniche estremamente noiose.

Se studi da bambino impari velocemente solo i cartoni animati,

Se studi da professionista hai un orizzonte da scoprire.
Ogni cosa che leggi si collega a qualcosa di utile che hai appreso.
Se studi da adulto, da professionista, tutto ciò che leggi lo ricordi, perché è utile per il tuo futuro ed è anche semplice da ricordare, perché sai come organizzare queste nuove informazioni mentre oggi ti affidi ad un evidenziatore nella speranza di poter comunicare al cervello come per dirgli: “questo te lo evidenzio così lo ricordi!

Non funziona così, mi spiace!

Osserva un qualsiasi professionista che si aggiorna, ogni volta che lo fa aggiunge le nuove informazioni a basi solide, costruite durante la sua esperienza. È diventato un professionista anche nello studio.
Ma tu, che esperienza hai?
Studiare da bambini è come girare per la città con la bici di quando avevi 6 anni.

Hai tolto le rotelle, pedali più velocemente ma rimani limitato e inevitabilmente, prima o poi, dovrai sostituire i tuoi piedi di cristallo con qualcosa di più forte per crescere nel mondo che hai scelto!